C’eravamo lasciati così…

Sono trascorsi quattro anni, è cambiata la destinazione ma non sono per niente cambiati gli stimoli, la voglia di provarci, l’equipaggio, i corridori (quasi tutti..) e le sostanze assunte per l’occasione (per qualcuno…).
Agosto 2000 Roma – Agosto 2004 Illingen.

Una volta tanto la decisione su dove concentrare le nostre fatiche di fine estate è stata unanime e al tempo stesso immediata; è nata ad Ottobre del 2003 quando i pari atleti della cittadina gemella ci hanno fatto visita in bicicletta, e noi siamo da meno??? È quello che ci siamo chiesti all’istante e il dubbio si è tramutato in fatto con la sola differenza che noi, anche se non sempre di proposito, siamo riusciti a fare un pò più Km di loro.
Un anno intero di tempo per prepararci all’evento, allenamenti fantasma fatti e mai confessati, tattiche a tavolino, complotti, depistaggi, alimentazioni geneticamente…abbondanti e anche qualche sana ma poco credibile pedalata domenicale in compagnia.
Nonostante tutto, dopo aver curato nei minimi particolari la parte logistica, domenica 22 Agosto 2004, davanti al bar castello, a parte Onilio, i partecipanti ci sono tutti.
Questa è la formazione:
1) Gianni Leurini su Advanced nera con ruote strane che fino all’ultimo momento non sapeva ancora con assoluta certezza se partire o no perché non avendo ancora raggiunto, ma per poco, i 70.000 Km stagionali, temeva di non essere all’altezza.
2) Mario Zanni su Colnago gialla instabile ma ancora bella, sembra che lo stesso Mario abbia chiesto ad ogni ex cliente carrozziere di mettere in dima almeno per qualche ora l’amata bicicletta con la speranza di renderla meno oscillante….lavoro inutile perché le vibrazioni si aggirano ancora intorno al 5° grado della scala Mercalli.
Per contro la preparazione meticolosa e il mirabile stato di forma dell’amato presidente hanno sopperito alla grande il gap tecnico.
La chimica ha poi fatto il resto.
3) Boni Carlo, su Advanced a pezzi; la catena da tanto è nera sembra più una cinghia di distribuzione che altro e il nastro adesivo usato per tenerla insieme passa di gran lunga la quantità di carbonio con cui è fatta.
In seguito si scoprirà poi che le ripetute forature all’anteriore erano dovute ad un cedimento volontario dei copertoncini stanchi di avere appoggiato sopra per tanto tempo l’esile dottore.
L’atleta però non si discute, assolutamente e inaspettatamente all’altezza e anche di più!
Il detto comune "….ma se ci riesce Carlo allora….." d’ora in poi è solo un ricordo, i fatti hanno dimostrato l’esatto contrario.
Sarà un caso ma lui e Mario hanno sempre diviso la stessa stanza e forse anche dell’altro…
4) Caprari Gianni anche lui su Advanced rossa con pedali grigi.
Gianni ha preparato con cura quasi maniacale la trasferta senza trascurare assolutamente la l’efficenza del proprio mezzo; la decisione di non ripulirla del fango e della sporcizia accumulata quattro anni fa durante la trasferta giubilare è pienamente condivisibile poiché anche allora gli aveva portato bene; unico appunto riguarda la pressione dei pneumatici, pure lei rimasta la stessa di quei giorni ed era un bel sette atmosfere al disotto del dovuto… (mah..boh…non ho voglia di gonfiarla…!)
5) Ferrari Marco su Galmod bianca bianca a macchie nere nere e sella pitonata pitonata.
DEPILATO!!!
Per sua stessa ammissione e per somma felicità del resto del gruppo, sembra che il topo non sia in perfetta forma fisica, accusa un forte torcicollo…."chiedetemi del Brasile…" continua a ripetere.
6) Ricciardi Alberto da Bari su Longo nera pulitissima ma ancora per poco.
Per lui vale il discorso inverso fatto per Boni e Caprari riguardo la cura della bicicletta; dopo un colloquio fitto fitto in camera da Cines fra lui e la sua signora Longo, il Ricciardi chiedeva anticipatamente scusa alla stessa se da li a sei giorni l’avesse trascurata, se non l’avesse presa con se a dormire e se per cause di forza maggiore non le avesse parlato più per qualche ora.
Il resto del gruppo si è poi strinto intorno a lui per aiutarlo nel difficile momento.
"….caspita ragazzi…..accidenti…grazie…perbacco" ripeteva commosso.
7) Morelli Giuseppe su Advanced nera e catena secca.
Vista la pessima figura fatta quattro anni or sono quando all’altezza del Passo del Cerreto, ormai esausto, ha girato la bici ed è tornato nelle sue tenute, il conte si sentiva in dovere di rimediare tanto che questa volta ha deciso di allungarsi un po’ di più e arrivare così alla meta.
A dire il vero ci accorgevamo di lui solo la sera a tavola, perchè una volta in bicicletta, spariva nelle retrovie con alcuni amici falegnami e non si vedeva più.
Ma al primo cavalcavia….era lì!
8) E per ultimo Fausto Zannoni su Parkpre già venduta.
Nonostante qualche etto di troppo accumulato nel mese d’Agosto e una schiena ancora a pezzi, "il magro" è pronto per la trasferta.
Chiudono la formazione il cuoco, l’autista, il cameriere, il ragioniere, in una parola sola Paolo, su pulmino bianco preso a noleggio, insostituibile e assolutamente indispensabile come sempre e il mitico Onilio, ormai anche lui parte vitale del gruppo, su Honda GoldWing con batteria carica, giustissimo nominarlo tra i presenti, ma solo virtualmente visto che fisicamente ancora non si è visto.
A dare ancora più spessore all’avvenimento hanno poi contribuito le presenze di Walter Morini, che anche lui in bicicletta è pronto ad accompagnarci fino a Cavriago; Marino e Giorgio Simonazzi, che una volta salutata affettuosamente la sua signora Neva (rimasta a casa per fare l’inventario dell’outlet..) in sella alle proprie moto tedesche promettono di raggiungerci strada facendo.
Non può mancare infine la Diamante, anche lei presente per foto ricordo con gli Universitari e scambio di caramelle; passano gli anni e di cose ne succedono ma la Maria cè sempre e per di più….le sa tutte!!!
A questo punto siamo al completo; appuntamento alle ore 6: 30 sotto casa del Capitano ma come successe nel 2000, Gianni si affaccia agli scuri solo verso le 6:50.
A questo punto tutti noi ci siamo chiesti se le sue prestazione NON sportive si ripetono ogni quattro anni, solo la domenica o dalle 6:30 alle 7; la risposta al 2008 alla stessa ora.
1°TAPPA
Domenica 22 Agosto 2004 Castenovo Monti / Arco (TN)
Km 221
Partenza.
Gruppo compatto fino al grattacielo poi BoBo tenta un’allungo ma all’altezza della COOP, ormai esausto, è raggiunto dal resto del gruppo tirato a tutta dall’ospite Morein.
L’aria fresca e il meteo stupendo riflettono alla perfezione i nostri stati d’animo; ce tanta voglia di mettersi alla prova e al tempo stesso di dividere insieme un’esperienza che ci auguriamo, ma sotto sotto ne siamo certi, andrà a buon fine, una di quelle che poi dici "…io c’ero!!"
Una volta arrivati a Cola abbiamo poi raccolto l’ultimo dei partecipanti, l’amico Mauro che da qualche tempo è dentro di noi e ci segue ovunque si vada.
Scendiamo per la Val d’Enza parlando, scherzando e con i pensieri che viaggiano costantemente davanti a noi di molti Km, quasi a voler esplorare i luoghi e le situazioni che andremo a trovare da li a poco; ma fra tutti questi pensieri manca quello del pane; rapida telefonata a Paolo e il gioco è fatto.
Procediamo in fila indiana con i velocisti davanti a tirare e i soliti falegnami a vista dei loro rocchetti; Canossa, S.Polo, Montecchio e poi Cavriago con tanto di visita, anche se a dire il vero sembra più un pellegrinaggio, alle tenute di Walter che, rinvigorito dall’aria di casa, procede in testa tirando a tutta arrivando a toccare punte anche di 12 Km/h!!
L’unico cedimento Walter l’ha avuto quando si è accorto che il suo zainetto dell’ARCI GAY è rimasto sul pulmino, il timore che potesse sporcarsi gli ha bloccato le gambe costringendolo a girare la bici e tornare a casa!!
Una volta doppiato Cavriago, ci addentriamo nella bassa Reggiana con direzione Mantova e ad un semaforo, fedeli alle promesse fatte, Giorgio e Marino si aggiungono a noi con le moto a farci da staffetta…oppure è il contrario?? noi andiamo molto più forte…
Alle 11: 20 circa radiocorsa informa il gruppo che anche Onilio è dei nostri; si è ricordato dell’impegno preso e con sole cinque ore di ritardo si è deciso a partire.
Nell’abitato di Goito decidiamo che una breve sosta può giovare non poco alle nostre gambe, ma una volta trovato il bar ci accorgiamo che il giovamento maggiore l’hanno i nostri occhi poiché le bariste sono molto carine; BoBo naturalmente non ha visto niente.
Ringalluzziti nel fisico e nello spirito ci rimettiamo in cammino, sole, caldo, morale alto, cè tutto quello che ci serve per proseguire..
Nei lunghi rettilinei che percorriamo e nei rarissimi mo mementi in cui Caprari non è in ultima ruota, si alterna regolarmente con Morelli e con Alberto, tutti noi possiamo notare che BoBo, vista la pressione della ruota posteriore, che a stento arriva a un atmosfera, più che scorrere….rimbalza!!
Se poi aggiungiamo che pedala a delle frequenze altissime e che così facendo il 94% di queste pedalate vanno a vuoto, ne risulta che Gianni ha una resa di spinta pari al 6%…..la matematica non è un’opinione e BoBo neanche!!
Raggiunta Peschiera del Garda, decidiamo di consumare il pranzo, che consiste in una pasta fredda appositamente preparata per noi dal buon Paolo e naturalmente, la mia è senza formaggio.
Si sa che poi la digestione concilia il sonno e così qualcuno approfitta dell’ombra e di una bella panchina per fare la solita gabbanella.
Resoconto della situazione e poi ognuno per la sua strada, le staffette motorizzate in direzione di Castelnovo, (Giorgio deve riconsegnare lo zainetto dell’ARCI Gay a Walter) e noi proseguiamo verso Arco.
Se la prima parte della tappa fino a qui ci aveva molto coinvolto emotivamente, la seconda ci ha deliziato di più sotto il profilo del paesaggio, la cornice del lago di Garda con la sua bellezza distoglie il nostro sguardo dalla strada obbligandoci a godere delle sue bellezze; Marco poi alla vista delle prime bagnanti in costume e con ancora vivo il ricordo del Brasile (…chiedetemi….), chiede, anzi supplica o meglio implora al gruppo di fermarsi prima che il lago finisca per mettere a mollo sia i piedi sia gli attributi ormai anestetizzati dalla sella pitonata…eh beh…
Ci fermiamo solo una volta raggiunta Torbole, dove in un baretto in riva al lago, iniziamo ad accarezzare la soddisfazione di essere praticamente arrivati, infatti, da lì a poco raggiungiamo l’albergo con Carlo che si aggiudica la tappa precedendo Mario e il primo dei falegnami….BoBo!! A seguire tutti gli altri.
Momento di commozione vera quando a tavola, gli alti ranghi dell’U.d.P, premiano con una targa commemorativa Alberto per l’amicizia e la costanza che ormai da 10 anni lo legano in qualche modo alla nostra società "….accidenti, caspita, sono veramente felice…" sono state le prime soffocate parole del Ricciardi.
Gli atleti veri a letto e gli altri in cerca d’emozioni forti a Riva del Garda.
Si spengono così le luci sul primo giorno di viaggio; bella, davvero bella tappa.
Un’ultima occhiata al conta Km….221 fatti, non male.
Lunedì 23 Agosto Arco / P.sso Resia
Km 202
Sveglia alle 7: 15.
Io sono in camera con Marco, che a detta della stessa Monica, ".. è come Landini…" , la sveglia proprio non serve e come se non bastasse il trattore in questione, appena apre gli occhi e per un buon due, ore ha un’ orsite bestiale, grugnisce parole a caso e risponde alle domande con il solo scuotere della testa; vedere per credere.
Solita abbondante colazione, che però a qualcuno, e potete immaginare anche a chi, serve solo da copertura, poiché in camera a porte chiuse ha già introdotto una quantità di sostanze chimiche sufficiente per tutta la giornata.
A tavola ci si controlla a vicenda con molta attenzione, con la speranza di vedere confermati i mille e più sospetti riguardanti l’alimentazione altrui, con molta discrezione per tutti, ma non per Caprari che fissa continuamente Carlo per trovare finalmente una prova che lo inchiodi per sempre, ma Boni è troppo verde, scusate, furbo, volevo dire che è troppo furbo per farsi scoprire.
Ingrassatina alla catena di Morelli sempre più secca, foto di rito, scambio d’occhiate velenose alle borracce altrui e alle 8: 20 finalmente si parte.
Anche oggi il sole ci accompagna, partenza blanda anche perché così Gianni"Vanicelli" Leurini può scattare qualche foto; ci dirigiamo verso Trento dove arriviamo da lì a poco, e dopo aver girato intorno a tutte le rotonde della città e accompagnato il Topo in farmacia a comprare il burrocacao per le labbra, (lui è uno che bacia molto..), forse troviamo la strada giusta.
Finalmente da S.Michele all’Adige in poi c’immettiamo in una pista ciclabile molto suggestiva, tra frutteti colorati e odori caratteristici contornati da paesaggi stupendi.
Proseguiamo così per diversi Km sempre con occhio alla strada e uno a ciò che ci circonda e con l’orecchio teso per scoprire possibili alleanze, questa calma apparente è interrotta solo da una foratura di Carlo, risolviamo il problema e ripartiamo con già in mente la pausa pranzo.
Infatti, più o meno puntuale, arriva anche quella una volta raggiunto il paese di Lana.
Pane e prosciutto di Boni, formaggio del Fornacione, crostata di Cervarezza e la pasta fredda rimasta dal giorno prima il tutto bagnato da Coca Cola, acqua Ventasso e un vinello rosso che Mario dice essere niente male; il capitano azzarda anche un improbabile cocktail di Gatorade e Coca Cola….
Sarà un caso, ma in ogni posto dove ci fermiamo per mangiare, ci sono alberi, ombra e un certo numero di panchine, quindi buona parte di noi n’approfitta per appoggiarsi un attimo.
Al momento di ripartire facciamo due conti e ci accorgiamo che la distanza che ci separa dal passo Resia è lievitata di almeno il doppio; strano, perché Gianni è pronto a giurare che dai suoi calcoli fatti ad occhio sul bancone del negozio, non risultava…uff..boh…eppure…
Lo sapevo, ci ha riprovato, non so perchè mi ritorna in mente il Vars dell’anno prima..
Nessun problema, ripartiamo con davanti altri 86 Km da fare e il Resia da scalare, ma ancora una volta Carlo fora e questa volta decidiamo che, invece di cambiare la camera d’aria, è meglio sostituire la ruota completa; la strada sale dolce con avvallamenti frequenti ma non impegnativi, solo il vento, spesso contrario, appesantisce la nostra pedalata; Caprari è sempre stanco ma non molla, Morelli & c. chiudono il gruppo, Mario supera alla grande una crisi mostruosa e il suo socio Boni cede di colpo ma poi stranamente si riprende (?????), poco alla volta la salita diventa più impegnativa e il paesaggio circostante assume le sembianze che merita, tanto che una volta in vetta, dall’interno di un lago, sbuca il campanile di una chiesa facente parte di un antico paese che è stato interamente sommerso dalle acque di un invaso sovrastante.
Davvero molto suggestivo.
Da non sottovalutare anche l’enorme sforzo di Onilio nel fare la tappa odierna, certo che in moto dev’essere proprio dura….
Per la cronaca, la tappa ha visto una lunga fuga con arrivo in solitaria dell’atleta più magro, che con l’aiuto di un gregario occasionale trovato lungo la strada, è salito di gran lena raggiungendo per primo la destinazione.
Ai successivi controlli ematici richiesti insistentemente dal resto del gruppo, peso a parte, risulterà poi tutto regolare.
Sempre riguardo al doping, vero o presunto, BoBo chiede sempre più accanitamente che siano effettuati i controlli sul sangue di Boni, e a dire il vero, anche se nessun altro lo dichiara, la curiosità sugli esiti è tanta!!
Il topo strada facendo trova sempre più la condizione tanto che appena si mette in testa al gruppo a tirare ci obbliga ad urlare per tenerlo a freno, Morelli…a proposito, ma Morelli c’è ancora???
Alberto è con lui e insieme a Caprari chiudono la schiera dei falegnami; il capitano, regolare come sempre è lì davanti, Mario accusa un po’ ma cè ancora e Paolo vola con il suo pulmino.
Prendiamo possesso dell’albergo, doccia ristoratrice e poi tutti a cena dove, con molto ottimismo, analizziamo le nostre prestazioni.
Quattro passi prima di andare a letto e poi tutti a dormire.
Anche oggi Km 202…fatti.
Martedì 24 Agosto P.sso Resia / Bludenz
Km 123
Nessuno di noi, aprendo gli occhi su questa giornata, si sarebbe potuto immaginare cosa ci avrebbe poi riservato.
Solita sveglia all’alba, colazione e poi, sotto un cielo grigio e una leggera pioggerella, la successiva partenza.
La strada sotto le nostre ruote inizia a scendere immediatamente e anche con una discreta pendenza, niente di meglio per mollare i freni (Morelli però proprio non ce la fa..) e fare più velocità possibile.
Ma si sa che la velocità sollecita maggiormente il mezzo, e infatti la Colnago gialla sempre bella di Mario inizia a diventare fortemente instabile, tanto da obbligare il povero e impaurito presidente ad impegnarsi non poco per riuscire a fermarla in tempo!! gli tremavano anche i baffi, giuro..
Ritrovata la stabilità necessaria, ci rimettiamo in viaggio e dopo qualche km, la strada finalmente spiana allargandosi un po’; finalmente per modo di dire..
Ad un certo punto, mentre rallentiamo per discutere sull’itinerario, da una stazione di servizio a bordo strada, una macchina della polizia Austriaca attira la nostra attenzione con la sirena e i due poliziotti occupanti iniziano a fare strani gesti con le mani e in modo concitato.
Forse, stiamo andando troppo forte??
È questa la prima cosa che ci siamo detti ma poi, visto che davanti a tirare c’era Alberto, abbiamo subito compreso che non poteva essere quello il motivo.
Al nostro proseguire stupiti, i due poliziotti hanno reagito con un vero e proprio blocco della carreggiata con la loro auto e con tanto di sirene spiegate!!
Eppure l’albergo è stato pagato, il ristorante pure…e se invece fossero della narcotici avvisati da BoBo per perquisire Carlo e Mario ???
No, neanche questo, la verità è che con la bicicletta, in Autostrada, non ci si può andare!
Ma quale Autostrada, sembrava di scendere da Solarolo!!
Nessuno di noi si era accorto che, all’imbocco della stessa, c’era un cartello con tanto di divieto per le bici, ma come si faceva a vederlo??
Il capitano, come il solito, era a testa bassa e più in la del manubrio non ci vede, io ero nella sua scia e di conseguenza non vedevo altro che lui, Boni da quando siamo partiti, chissà perché, ha strane visioni, a volte anche mistiche e quindi non è attendibile; a Mario tremava ancora la vista, Caprari, Morelli e Alberto sono talmente nelle retrovie, che più che vedere qualcosa, non vedono l’ora di arrivare; e per ultimo Marco, che pare qualcosa abbia visto, dice che il cartello c’era e che era anche un bel cartello, un bel fisico e indossava un bel costume da bagno, ma come si faceva a credergli???
Una volta fermati, i poliziotti sono scesi dall’auto urlando e imprecando contro di noi e contro la nostra distrazione, siamo stati trattati al pari di delinquenti, il loro modo di fare non ci ha lasciato dubbi e ci ha letteralmente spiazzati.
Difficile anche comunicare, neanche Marco con il suo Inglese studiato ad Ottosalici ci riusciva, inevitabile che in queste condizioni e con il passare del tempo gli animi si scaldassero.
"Italian deleghescion diretta in Germania" continuava a ripetere Ferrari sempre più inferocito, e più lo faceva più aumentava la sanzione (??), fino a che ci siamo stabilizzati sui 36 euro a testa; "…your nome, il tuo name…" insisteva Marco, ma i gendarmi indispettiti non ne volevano sapere!!
Male, siamo stati trattati molto male e questo, di là di tutto, è l’unica cosa che ci dispiace veramente.
Pagato il debito con la giustizia Austriaca, giriamo le biciclette e alla prima uscita c’immettiamo sulla consueta pista ciclabile, nel frattempo gli elicotteri dell’esercito con i cecchini pronti a spararci in caso di tentata fuga, lentamente si allontanano.
Proseguiamo in direzione di St.Anton, commentando l’accaduto, BoBo naturalmente non ha visto niente; e a proposito di St.Anton, era lì che inizialmente doveva finire la tappa, ma il capitano sì sa che è uno previdente e, convinto dei propri mezzi, c’invita a proseguire "per portarci un po’ avanti"…non si sa mai.
Nel frattempo, la leggera pioggerellina della partenza si è tramutata in pioggia vera, tanto che proprio alle porte del paese inizia un vero e proprio diluvio; fortunatamente troviamo riparo in una costruzione che funge da ufficio turistico multimediale, si possono vedere e conoscere tutti gli alberghi e verificare in tempo reale la loro disponibilità, davvero ben fatto ma per noi l’importante è restare asciutti e anche mangiare qualcosa.
Intanto la pioggia non accenna a diminuire e ci chiediamo più di una volta se non sia il caso di raggiungere l’albergo con il pulmino; poiché dobbiamo scalare un passo con successiva lunga discesa dall’altro versante; non scherziamo, di mollare proprio non se ne parla e così ripartiamo, giacché nel frattempo la pioggia è leggerissimamente diminuita.
La salita che ci porta in vetta è abbastanza dura, almeno nella sua parte iniziale, e la pioggia insistente, invece che rallentarci, esalta la nostra azione; il tutto sotto l’occhio attento d’Onilio che, con il tappo sull’obiettivo, tenta, anzi crede di riprenderci con la sua telecamera.
Marco nel frattempo ha portato con sé un intero rotolo di scottex perché dice "..che forse devo fare una roba brutta…"
La discesa successiva si rivela più insidiosa della ripida ascesa, tanto che obbliga Alberto a chiedere aiuto a Paolo e al suo pulmino, per paura di cadere e graffiare così la sua Longo, Morelli al momento in cui scrivo queste righe, è segnalato ancora all’altezza del 3° tornante!!
Così, fra mille vicissitudini, raggiungiamo l’albergo; singolare il fatto che degli Italiani come noi diretti in Germania, alloggino in Austria in un albergo di Greci…e che albergo!!
La cena invece è inaspettatamente "quasi" all’altezza, cibo Greco e abbondante, tanto che anche Carlo è in seria difficoltà,e per sua stessa ammissione, caso più unico che raro.
Solita passeggiata in un quasi deserto paese commentando, a questo punto quasi divertiti, ancora una volta l’accaduto, poi tutti a dormire.
Anche oggi, fra il lecito e l’illegale…Km 123 fatti.
Mercoledì 25 Agosto Bludenz / Stein am Rhein
Km 141
Lasciamo la compagnia Ellenica di buon’ora e dopo aver mangiato una discreta quantità di pane e marmellata, unico alimento disponibile, una pulitina alle biciclette e poi via con la speranza che la tappa odierna sia meno"nervosa" della precedente, sia sotto il profilo psicologico che fisico; e visto che ci siamo portati un po’più avanti, i Km da percorrere dovrebbero essere un po’ meno…..dovrebbero..
Cielo coperto e arietta fresca accompagnano la prima parte della giornata anche se, quasi in segno di saluto, le nuvole al passare "dell’Italian deleghescion" lasciano filtrare un pallido sole.
Ma Gianni, quante foto fa? e soprattutto, ma a chi e a cosa le fa?
Si prosegue in direzione del lago di Costanza ma con addosso la paura di sbagliare ancora qualcosa e ritrovarci nel torto; Onilio intanto, appostato lungo il percorso e questa volta senza tappo sull’obiettivo, riprende la nostra azione.
Tutti in fila indiana attenti a non mettere mai Marco davanti a tirare poiché quando lo fa la media oraria aumenta di colpo, il topo ha un’andatura veloce e costante, tanto che se pedala nel pari a 40 Km/h e poi trova un po’ di salita, la velocità continua a rimanere la stessa, con conseguente distacco del resto del gruppo; adesso che è depilato è davvero incontenibile,"…eh, ma perché non me ne rendo conto…" è la sua giustificazione, e visto le gambe che si ritrova, c’è da credergli.
Caprari e Morelli naturalmente non tirano mai; anzi, a dire il vero il Conte ha accennato qualche timida azione in testa nell’ordine dei 18, 19 metri, poi come al solito si è defilato nelle retrovie dove risiede in buona compagnia; Alberto, nel frattempo, a piccoli passi è riuscito a farsi vedere nelle posizioni centrali del gruppo; il capitano è costantemente in prima linea con in scia l’atleta termale, mentre sorprendono sempre di più le prestazioni di Mario e Carlo; scattano, tirano, rallentano, ripartono e sono sempre più attivi!
Così è troppo evidente, non cè più bisogno delle analisi..!
Intanto scorrono i Km e le ore, con conseguente aumento della fame, tanto che Ferrari sembra accusare oltre modo il fatto; non lo si vede più davanti a tirare a tutta come il solito, non parla mai, arriccia la fronte e sbuffando borbotta che così non riesce ad andare avanti, tanto che, impietositi dal topo, decidiamo di fermarci in riva al lago per rifocillarci un minimo.
Solito pranzo poco da ciclisti ma abbondante; Caprari, sempre più insospettito, mangia solo quello che mangia Carlo ma con quantità inferiori e Marco, alla vista del cibo, è finalmente rinato; non manca neanche il caffè consumato in un bar lì vicino in posizione panoramica.
In queste condizioni è dura rimettersi in viaggio, ma lo facciamo con la consapevolezza che la strada non presenta più grosse asperità, non sapendo però che il ritmo, da lì in poi, sarebbe aumentato notevolmente.
Caprari e il conte, forse in preda ai sensi di colpa, a tratti si fanno vedere nelle zone alte del gruppo, ma è sicuro che queste sporadiche azioni sono dettate più dalla coscienza che dal fisico, anche perché mancano sempre meno Km all’arrivo.
Inizia a piovere.
In vista del traguardo la tappa entra nel vivo, dopo vari tentativi parte la fuga decisiva con quattro uomini al comando: l’onnipresente capitano, l’invisibile Morelli, il massiccio Marco e il magro Zannoni.
Sulla prima rampa, lunga circa 11 metri, Morelli entra nel tunnel dell’affanno, tanto da indurre a compassione i tre compagni di fuga e farsi così aspettare; alla fine, sempre per gentile concessione, vincerà la tappa mentre il resto del gruppo è sparso per tutta la Svizzera.
Il paese dove decidiamo di passare la notte è molto bello e caratteristico, non a caso c’è stato consigliato da Morein, ed è per questo motivo, che con molto stupore, dobbiamo ammettere che una volta tanto, i suoi gusti personali incontrano anche i nostri.
Dopo una breve ricerca troviamo l’albergo dove alloggiare e il ristorante dove cenare;cena che merita una citazione particolare, perché se non ci fosse stato Onilio, che parla bene l’Inglese, non saremmo riusciti neppure ad ordinare; memorabile la sua frase "…che cheese c’hai…" chiedendo del formaggio.
Solita passeggiata dopo cena per la digestione che diventa così momento ideale per consentire a Gianni di fotografare tutto quello che non è Sarzassa e a noi per discutere di problemi molto seri come i colori delle divise nuove; ovviamente non se ne viene a capo, così si va tutti a dormire rimandando la decisione a momenti di maggiore lucidità.
Con sua immensa gioia, il gruppo consente ad Alberto di portarsi camera la bicicletta, il resto lo lasciamo all’immaginazione….
Anche questa è andata, Km 141….fatti.
Giovedì 26 Agosto Staim am Rein / Nauduz
Km 152
Una tappa che da sola vale un giro…eroica!
Lasciamo la cittadina Svizzera intorno alle 9, sotto una pioggia battente che però poco dopo cessa e ci lascia l’illusione, ma solo quella, che da lì in poi il meteo possa migliorare.
Oltrepassiamo il confine di stato e ci addentriamo per la prima volta in territorio tedesco, trovare la strada giusta non è mai facile ed è per questo motivo che insistentemente chiediamo informazioni; il vero problema però è la traduzione in Italiano, è durante questo passaggio che a volte tralasciamo, o male intrerpretiamo alcuni particolari, con il risultato che la strada si allunga, …si allunga,… si allunga… e non sempre sull’asfalto.
Poco dopo, quello che sembrava solo una minaccia, diventa realtà; inizia a piovere a diluviare costringendoci a pedalare sotto un vero e proprio nubifragio, invochiamo tutti la presenza del pulmino ma nell’unico giorno in cui serve veramente, di Paolo neanche l’ombra!
Proseguiamo così per molti Km fino a quando, ormai completamente bagnati e infreddoliti, in un paese troviamo un Big Burgher aperto e visto che è anche ora di pranzo, decidiamo all’unanimità di fermarci.
Sosta provvidenziale per tutti e a sfondo rosa per il Conte.
Il cibo, mai come oggi, non ha niente a che vedere con il ciclismo, ma la fame è tanta e il pulmino è lontano; fuori continua il diluvio e ci costringe ad allungare forzatamente la sosta per somma gioia di Morelli che, colpa il suo fascino nobilare, si assicura le attenzioni di una cameriera a tal punto da posare con lei per una foto ricordo.
La toilette diventa poi luogo di pellegrinaggio per usufruire dell’aria calda dell’asciuga mani elettrico, che in queste condizioni è l’ideale per riscaldarci e asciugare un po’ gli indumenti fradici.
Nel frattempo smette quasi di pioverei nvitandoci a ripartire, con la speranza che l’acqua per oggi sia terminata, speranza vana.
Tre giri del paese per trovare la giusta direzione e poi via, cè anche il tempo per scherzare e commentare su quello che è stato fino a lì; procediamo in fila indiana con i soliti falegnami che non tirano mai e con il resto del gruppo a lavorare per loro; ma come il solito quando ormai sembra tutto finito e in dirittura d’arrivo, si scatena la bagarre.
In una lunga discesa la bici di Mario riprende a vibrare pericolosamente costringendo il povero presidente a stringere forte forte il…..manubrio, ma è nella seguente salitella che la tappa entra nel vivo; scatta Morelli e viste le sue prestazioni non è considerato pericoloso, infatti, con tre pedalate mi riporto immediatamente sotto di lui, mentre dietro il gruppo si sgrana; continuiamo nell’azione di comune accordo e il distacco dagli altri aumenta, anche se nel frattempo il capitano si mette a testa bassa e tirando a tutta cerca di raggiungerci.
Inizia la discesa e insieme con lei riprende a diluviare, Morelli ovviamente si aggrappa ai freni e si stacca subito, mentre da dietro Gianni, rischiando come il suo solito la vita e anche di più, un po’ alla volta rimonta, superando il terrorizzato Conte, e dopo qualche Km, quando la strada spiana e complice un mio provvidenziale rallentamento per aspettarlo, si ricongiunge e a quel punto decidiamo di contenderci l’arrivo in volata.
Non aspettavo altro.
Consapevole di essere inferiore in fatto di esperienza, decido di giocare d’astuzia e sorprenderlo sul più bello; detto e fatto: ai 100 metri parto di scatto e nonostante Gianni tenti di rimontare, taglio il traguardo in vantaggio di pochi cm….è fatta!
Data storica, l’atleta più magro batte in volata il più esperto.
Inevitabili le proteste dello sconfitto, ma anche dopo la visione della moviola e analizzate a fondo le riprese fatte dall’elicottero, la vittoria è stata convalidata; il resto del gruppo arriva a notte fonda.
Dopo circa 10 ore si rivede anche Paolo che, nel frattempo, ha trovato l’albergo; ad accoglierci alla recepion una ragazza che in seguito non riesce a sfuggire all’atmosfera che ci accompagna ma non riesce neppure a resistere al solito fascino ammaliatore di Morelli.
La cena è un momento in cui vorresti poter fermare il tempo per farla durare il più a lungo possibile, l’aria che si respira è ossigeno per le nostre menti, un’immagine che metti lì un angolo e riguardi ogni volta che vuoi star bene.
E’ il momento ideale anche per tirare un po’le somme e per stilare pagelle, con tanto di voto collettivo; più ci avviciniamo alla meta e più prendiamo atto del fatto che, nel nostro piccolo, abbiamo fatto qualcosa di grande, se non altro sotto il profilo della soddisfazione personale; è molto gratificante guardare indietro e rivedere quante rotonde, incroci, piste ciclabili, salite, discese, sentieri sterrati, binari, big burgher, pozzanghere e panchine all’ombra abbiamo toccato sempre però con in testa un unico obiettivo: portarci sempre un po’ più avanti!!!….vero capo??
Purtroppo, arriva anche il momento di andare a dormire e interrompere questa giornata; ma senza fretta, chiudendo gli occhi molto lentamente e con la gioia nel cuore, è un’immagine che deve svanire piano, molto molto piano…
Allora anche oggi, sotto l’acqua, km 152…fatti.
Venerdì 27 Agosto Nagold / Illingen
Km 91
Il momento topico è arrivato, inizia il giorno forse più significativo; i contrattempi sono tutti alle spalle, le fatiche e tanta strada anche; ci prepariamo per l’arrivo ad Illingen.
Giacché l’appuntamento con i ciclisti gemelli è fissato per il primo pomeriggio, la mattinata è libera e la dedichiamo allo svago, puntiamo tutti la sveglia più tardi, tutti tranne Gianni che come il solito alle 4: 30 si sveglia, si veste e porta il latte al casello; latte amaro però quello di oggi, visto che la sconfitta in volata della sera prima, brucia ancora….
Bella sensazione svegliarsi la mattina con ancora addosso la bella atmosfera della sera precedente, se non fosse che Marco, da buon Landini, a quest’ora ha qualche problema d’avviamento, ma come lui stesso mi ha insegnato, con due calci nel punto giusto parte meglio…..fatto.
"Chiedimi…adesso provo a fare una roba brutta…no…ma perché non ci riesco??" ripete tra lo sveglio e il sornione..
Morelli invece ha problemi ben più seri, continua a domandarsi chi ha messo un camion in Autostrada, che di per sé non è neanche tanto strano, se non fosse che lo fa in piena notte, urlando dal suo letto sotto gli occhi impauriti di Gianni!!
Chieste anche le sue analisi.
Il resto del gruppo sonnecchia, Onilio come suo solito, dopo aver segato legna per tutta la notte è impegnato a ripulire la stanza dalla segatura, Paolo idem e BoBo non ha visto e sentito niente.
Passeggiata in centro, anche perché ci siamo proposti di comprare un mazzo di fiori per Jasmine, in segno di gratitudine poiché nei nostri riguardi è stata molto gentile e ospitale; Morelli per un attimo la fissa e accarezza il pensiero, ma poi torna in se e guarda la bici; rientriamo poi in albergo per aspettare l’arrivo della delegazione locale oltre che per discutere e pianificare la strategia di tappa.
C’e’molta incertezza al riguardo, tireranno? non tireranno? cercheranno di metterci in difficoltà? sarà battaglia?
Nel dubbio, per prepararci al meglio, ognuno prende le sue precauzioni; Carlo dà un colpo di straccio, ma solo uno, alla sua bici per eliminare qualche attrito aerodinamico e per alleggerirla dalla terra e dal fango che con tanto affetto si sono aggrappati da anni ormai al suo telaio; un rinforzino con qualche metro di nastro adesivo e il gioco è fatto; Caprari e Morelli, come punizione per non aver mai tirato più di un metro, lucidano a puntino la moto d’Onilio, che li guarda compiaciuto; Mario, con la solita calma che lo distingue, sta valutando se non sia il caso di piombare l’avantreno della sua Colnago per evitare le solite oscillazioni; Alberto non riesce a staccare gli occhi di dosso alla sua Longo ridotta ormai ad un cumulo di fango ("accidenti, sembra un’emmettibbi…"commenta) e dobbiamo trattenerlo a forza dal volerla pulire, giacché si è deciso di comune accordo di arrivare a destinazione con i mezzi aventi ancora addosso i segni dell’attraversata, Carlo e Caprari confessano che l’avrebbero fatto comunque.
Marco controlla la sua Galmod bianca bianca e nera nera assicurandosi che la differenza tra una leva del freno e l’altra non scenda mai sotto i 30 cm; e il capitano, ridotto ormai ad uno straccio e in una valle di lacrime per la solita volata persa, passa il tempo a chiedersi come sia potuto accadere e si ripromette per l’anno prossimo, sempre lavoro permettendo, di fare qualche Km in più d’allenamento, visto che i 70.000 di quest’anno non sono bastati.
Io, da buon magro, mi auguro di tutto cuore che non piova e che la temperatura non scenda mai di sotto ai 24 - 25 gradi e al tempo stesso, che si faccia tanta salita; l’osso contro sù va meglio…
Intorno all’una arrivano poi gli amici di Illingen, foto di rito tutti insieme e poi finalmente si parte, andatura giusta, bel tempo, bellissimo percorso e bell’atmosfera, tutto quello che serve per dare a questa giornata la cornice che merita.
I Km passano e nel frattempo si parla, si commenta e si guarda intorno per godersi il paesaggio; la bicicletta sembra andare da sola, sospinta da chissà quale forza; la soddisfazione e la gioia del dell’istante danno alle gambe un’energia inaspettata, godiamo di questo momento perché è il nostro momento, ce lo siamo meritati!!
Niente attacchi, niente fughe, si procede tutti insieme verso Illingen dove arriviamo qualche ora più tardi; tutta l’Università del pedale è schierata davanti in ordine d’importanza, procediamo così fino alla piazza dove l’accoglienza è semplice ma molto, molto calorosa; baci, abbracci, scambio di doni e intervista per il giornale locale; che soddisfazione!
Qualcuno si commuove e lo fa vedere, altri riescono a nasconderlo meglio; adesso possiamo dirlo, siamo arrivati là dove i nostri pensieri albergavano da giorni…..MISSIONE COMPIUTA.
L’UNIVERSITA’ DEL PEDALE C’E'
Un’arrivo così meritava di essere immortalato ma come al solito, Onilio, solo una volta arrivato al confine con la Polonia, si è reso conto di aver sbagliato strada, così mentre lui tornava indietro noi entravamo in paese….pazienza, bravo ugualmente Tato.
La serata inizia con una visita guidata della cittadina gemella, prosegue con una cena tipicamente Tedesca in una fattoria di campagna e finisce in uno stabilimento di birra dove proprio in quei giorni cè una bellissima festa con concerti, specialità locali e ovviamente tanta, tanta birra.
Si rientra ad Illingen, anche se qualcuno avrebbe voluto "…andare vers Francfort…", non cè ancora voglia di mettere a letto definitivamente una giornata, che per molti versi, è stata memorabile ma ad un certo punto dobbiamo farlo, e allora questa volta è proprio il caso di dirlo:
Castelnovo / Illingen Km 940……FATTI.
SABATO 28 AGOSTO……..IL RITORNO…
Giornata di sole.
Mattinata dedicata prevalentemente ai saluti e un’ultima passeggiata per le vie del paese, l’occasione è buona per svuotare una pasticceria e spedire qualche cartolina che provi, nel caso qualcuno non ci credesse, che ad Illingen ci siamo arrivati per davvero, e per di più ci dispiace anche dover ripartire; non prima però, di un ultimo piatto di spaghetti aglio e olio a casa di Natalie.
A priori si era deciso di mettersi in viaggio verso le 9 – 9: 30, ma visto che, come dice sempre Gianni"..siamo dei bei tira là…" e che l’invito a pranzo è molto allettante, non riusciamo a muoverci da lì prima delle 14:30…..ma ne valeva la pena!
Come al solito, abbuffata con menù quasi da ciclista ma con quantità superiori, a tavola l’U.d.P. ha una scala di rendimento quasi inversa a quella in bicicletta, le uniche costanti sono Marco e in questo caso anche Carlo, che rendono sia con le gambe sui pedali che sotto a un tavolo; il resto del gruppo si difende, a parte qualcuno che resta mediocre in entrambi i casi..
Purtroppo però, arriva anche l’ora della partenza, ci si saluta tutti in modo convenzionale, ma Onilio vuole lasciare il segno in terra Germanica, così ci delizia con una sgommata su ghiaia proprio davanti al cancello di casa, il risultato è un gran polverone e un rischio di caduta secondo solo a quelli di Mario quando è in preda alle oscillazioni.
Con Marco alla guida e a malincuore, prendiamo la via di casa; usciamo da Illingen con le stesse emozioni di quando siamo entrati, ci lasciamo alle spalle quelle del "prima e del durante" e facciamo spazio a quelle del "dopo"; differenti fra loro nei contenuti ma assolutamente uguali per intensità e sostanza; vediamo il paese diventare sempre più piccolo in lontananza, ma al tempo stesso lo sentiamo crescere dentro di noi, è gesto comune che istintivamente tutti, ogni tanto, ci giriamo indietro a cercare un’ultimo scorcio.
Dopo qualche Km, prima breve sosta e cambio di autista; Ferrari lascia il volante al sottoscritto che, ben contento, non lo molla più fino a casa; intanto dai sedili posteriori Morelli manda sms a nastro, donne escluse, Alberto si lascia andare ad effusioni amorose con la sua bici, Gianni scatta due foto, Caprari è già stanco al solo pensiero di fare la maratona di New York, Mario vorrebbe procedere in bici per sfruttare fino in fondo i benefici di solo lui sa cosa, Carlo idem , Paolo guarda compiaciuto e Onilio ci segue a debita distanza in sella alla sua inseparabile moto.
Il viaggio procede così fino a casa, discutendo di progetti futuri, attraversando luoghi suggestivi e toccando Autogril provvidenziali; arriviamo a Castelnovo intorno all’una di notte; a dire il vero saremmo potuti arrivare anche prima, ma Marco a S.Polo si è dovuto fermare ad amoreggiare un po’ con il suo camion, con la decisione finale di portarlo fino a casa per poi finire in bellezza.
Come era già successo quattro anni prima al ritorno dalla capitale, anche quest’anno l’arrivo alla Sarzazza è stato trionfale, striscioni, bandierine, coriandoli, la banda di Felina, , gli assessori, il Sindaco, la Diamante……NON CE’NESSUNO!!!
Solo l’infreddolita moglie di Carlo ad aspettarlo per riportarlo in fattoria, prima che un blitz della narcotici lo arresti sul posto, naturalmente allertata da una soffiata da BoBo; peccato, Illingen ci ha riservato ben altra accoglienza; forse l’ora non è delle migliori, la prossima volta arriveremo all’uscita dalla Messa.
Scarichiamo il pulmino e lo consegniamo a Mario e Paolo per ritornare a casa, nel frattempo spunta la Caterina.
Il cerchio si è chiuso, adesso è fatta davvero.
Questo, in buona sostanza, è il resoconto semiserio di quello che è successo in questa settimana, il tono di queste righe è volutamente ironico ma il significato che racchiudono è di ben altro spessore; le conclusioni sono spesso la parte di più difficile di ogni discorso, a maggior ragione se bisogna anche scriverle e il rischio più grande è quello di scivolare sulla retorica, ma qui di scontato non cè proprio nulla.
Doverosi, in primo luogo, i ringraziamenti, a tutti , nessuno escluso; non me ne vogliano gli altri ma qualcuno se li merita in particolare.
Grazie Gianni, grazie davvero, perché ti sei rivelato ancora una volta indispensabile, un collante di straordinaria efficacia e la tua passione è per noi uno stimolo impareggiabile.
Grazie Mario, anche per te valgono le stesse parole spese il capitano, il tuo entusiasmo e la tua personalità sono altamente contagiosi, siete per noi un modello a cui ispirarsi; penso ancora, emozionandomi esattamente come allora, al tuo abbraccio, con gli occhi lucidi per la gioia, di quando siamo arrivati ad Illingen; un gesto che per me ha un enorme significato e non trovare le parole adatte per descriverlo, credo ne sia la conferma.
Grazie anche a te Carlo, i modi garbati e la solarità della tua persona sono una garanzia, una presenza, la tua, fortemente palpabile.
Grazie, come già detto, anche a tutto il resto del gruppo, che siano essi in bicicletta, autisti di pulmino o motociclisti al seguito, tante grazie anche a tutti voi, il buon esito della spedizione è certamente anche merito vostro.
Il finale di tutto questo, in realtà non è previsto; sicuro d’interpretare anche il pensiero di tutti gli altri, preferisco non scriverlo, perché certe cose non devono finire, sono piuttosto tutti episodi di un’unica favola…….
Fausto Zannoni 2004
Zanni Mario, Leurini Gianni, Boni Carlo, Caprari Gianni, Morelli Giuseppe, Ricciardi Alberto,
Ferrari Marco, Zannoni Fausto, Paolo, Onilio.
Dedicato da tutti noi all’amico Mauro Nobili.